Lettera ai giovani della Contrada

Dopo tutti questi mesi di ripicche e ripicchine, ci sentiamo molto più poveri, più stanchi e più disillusi. Lontanissimi ormai dal ritrovare quello spirito che in passato sembrava averci accomunato in tante battaglie, vaghiamo come spettri in cerca della nostra identità di contradaioli. Ormai il nemico è entrato all’interno delle nostre mura e ci ha reso incapaci di ascoltare, di capire che i tempi sono cambiati.
Occorre perciò molto coraggio per non buttare via tutto, per ritrovare una nuova fiducia nel cammino da percorrere fianco a fianco come uomini e donne, più che come contradaioli e contradaiole.
Mi rivolgo a voi giovani della Contrada quale unico bene prezioso, più dei drappelloni che stanno nel nostro Museo e di tante “tradizioni” ingiallite che, troppo spesso, servono da paravento a dirigenze incapaci di stare al passo con i tempi.
Voi che siete l’oro della nostra Contrada perché rappresentate quello che diverrà domani, oggi siete chiamati a compiere un atto che ai vostri padri e nonni purtroppo non riesce: accettare le ragazze con le quali condividete la vostra gioventù e crescere con loro da pari a pari.
Non è un'elezione quella che finora ha contraddistinto l’Oca, bensì una tradizione ridicola e divenuta ormai pericolosa. Ridicola perché di questo passo diventeremo oggetto di ricerca antropologica e sociologica, con tanto di scienziati che verranno a stabilirsi in Fontebranda per studiare il fenomeno.
Pericolosa perché la nostra Contrada – se già non accade - assurgerà a terreno di scontro più che di incontro fra chi la pensa in un modo e chi nell’altro.
Provate a superare gli atteggiamenti arroganti che a tratti ispirano i modelli di vita di molti vostri coetanei. Chiedetevi perché alcune delle vostre mamme si sono rivolte ad un giudice e non fermatevi soltanto al fatto che hanno osato farlo, come sapientemente vi suggerisce qualcuno. Chiedete alla vostra attuale dirigenza di smetterla di tergiversare e di mostrare il coraggio di aprire un sano e costruttivo dialogo fra le parti nel quale si ponga come arbitro imparziale e responsabile della propria autorità e autorevolezza anziché farsi intimidire da chi urla più forte.
Chiedete per la prossima festa titolare di farvi monturare assieme alle ragazze. Voi che sarete gli uomini d’arme di San Pellegrino e Sant’Antonio di domani abbiate il coraggio di cambiare la nostra anacronistica tradizione ridando nuova linfa a questa Contrada da troppo tempo agonizzante e curata soltanto con pannicelli caldi.
Ricordate che molto, se non tutto, dipende da Voi.
W l'Oca.

Massimo Tinti
 29.12.2008

La lettera è stato pubblicata anche dal Corriere di Siena il giorno 30.12.2008


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