|
Il
coraggio di voltare pagina

Quando qualche anno fa
ci chiedevamo che cosa rappresentasse per noi la Contrada, le
risposte che ci sono venute alla mente sono state molte. C’era chi
la definiva un luogo ideale, chi la esaltava per la voglia di stare
insieme, chi mostrava fiero la propria identità come segno di
appartenenza, chi invece ne apprezzava la diversità da qualsiasi
altro ente o associazione.
Nessuno di noi avrebbe mai lontanamente immaginato di ritrovarsi
oggi a fare i conti con una situazione così allucinante e difficile
da spiegare.
E si ha un bel dire che sono solo affari interni all’Oca perché
ormai in tutta Siena non si parla che di questo.
Ognuna delle due opposte fazioni sa perfettamente che indietro non
si può tornare, che certi legami col passato sono stati spezzati per
sempre e non perché le donne sono andate dal Giudice, ma perché quel
lento processo, che ha portato la Donna ad avere un posto sempre di
maggior rilievo nella società civile, ha ormai raggiunto anche via
Santa Caterina, via della Galluzza e tutta l’Incrociata fino ai
Macelli.
Pertanto, appare come minimo anacronistico oggi, contrapporre i
consumati ritornelli “Si è sempre fatto così” e “L’Oca è l’Oca”, al
sacrosanto diritto al voto rivendicato da una parte delle donne,
fosse anche una sola di loro.
C’è chi la chiama tradizione e chi amore per la Contrada. A noi
sembra, invece, l’estremo tentativo di qualcuno per difendere una
causa indifendibile, un lasciapassare per fare i propri comodi a
danno di altri. La Contrada non può e non deve diventare una zona
franca con leggi e regole sue.
Tutto ciò, non sappiamo in che modo c’entri con la tradizione.
Sappiamo però che non ha niente a che vedere con l’intimo spirito di
tale luogo, con un dialogo animato, ma sempre civile, con il
rispetto delle cariche elette e - cosa ancora più importante - della
dignità di tutte le persone che non la pensano allo stesso modo.
Serve adesso un grande atto di coraggio, da parte di tutti, c’è
bisogno di voltare pagina, di andare avanti, di convincersi che è
meglio scoprire e valorizzare ciò che ci divide, piuttosto che
annientarsi in un assurdo e autodistruttivo “tutti contro tutti”.
E’ auspicabile che la nuova dirigenza prenda in mano la situazione e
si faccia carico di ricucire questo strappo. Parli con la gente in
modo chiaro e diretto. Inviti tutti quanti ad un più sereno e
definitivo confronto - allontanando chi bercia – che finisca per
sancire questo diritto.
Queste persone che rappresentano l’Oca non devono aver paura di
sbagliare facendosi condizionare da un falso concetto di tradizione.
Il popolo della Contrada è il bene più prezioso da salvaguardare.
Senza tutto il suo popolo che cos’è la Contrada?
Massimo Tinti,
20.07.2008
L'articolo è stato pubblicato anche dal Corriere di Siena il giorno
22.7.2008
OCAIOLOEXTRAMOENIA.IT
Il
sito sul PAPERONE e sul Palio di Siena
|