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Durante l'ultima Festa Titolare, mi è capitato tra le mani un libretto, anzi per essere più precisi, un quaderno pubblicato dalla Nobile Contrada dell'Oca, riguardante i restauri che hanno interessato, recentemente, l'Oratorio di S. Caterina. Così ho pensato di riportare parte del prezioso materiale su questo sito, per dare modo anche a coloro che non hanno letto la pubblicazione, di conoscere un po' la storia del nostro Oratorio ed i relativi interventi di restauro che si sono succeduti nel tempo. Ciò nella speranza che qualche visitatore, ocaiolo e non, colga presto l'occasione per dedicargli una visita approfondita. L'ORATORIO DI SANTA CATERINA IN FONTEBRANDA - di Enrico Toti
Il brano è tratto dall'opera: Gli interventi di restauro hanno interessato, in questa prima fase, la lunetta posta sopra l'altare, opera di Giacomo Pacchiarotti, il drappeggio sottostante attribuito al Sodoma e i due affreschi Caterina venera le spoglie della Beata Agnese da Montepulciano, opera di Girolamo del Pacchia e Caterina risana Matteo Cenni, opera di Vincenzo Tamagni. IL RESTAURO - di Luca Bellaccini, Narcisa Fargnoli, Laura Kraus Il restauro, da poco concluso, di una delle due campate dell'Oratorio di Santa Caterina in Fontebranda si inserisce nella lunga serie di interventi cui gli affreschi, che decorano interamente la volta e la parte superiore delle pareti dell'edificio, sono stati sottoposti quasi fin dalle origini: la struttura architettonica infatti, ricavata in quella che pare sia stata l'antica tintoria della famiglia Benincasa, per la sua ubicazione in un luogo particolarmente scosceso e sotto il livello stradale, presentò fin dall'inizio problemi di umidità e anche di vere e proprie infiltrazioni di acqua che interessarono soprattutto la parete sinistra. Interventi e pentimenti, o forse semplici modifiche, datano perciò fin dai primi anni successivi alla conclusione del ciclo decorativo. Inoltre alla fine del XVIII secolo gli ingenti danni provocati dal terremoto furono causa di un massiccio intervento di rimessa in ordine di gran parte della superficie pittorica con criteri tecnici ed estetici tipici dell'epoca.
Può essere utile tuttavia ripercorrere anche la storia recente dell'Oratorio, non meno problematica che in passato: infatti, intorno al 1970, lo stato di conservazione degli affreschi si presentava nuovamente preoccupante, tanto che, dopo numerosi appelli da parte dell'allora Governatore della Contrada Lao Cottini - il quale esortò energicamente il Comune di Siena a risanare lo scorrimento delle acque dei vicoli del Tiratoio e del Trapasso, considerati causa del deterioramento delle pitture - si potette procedere ad un restauro globale. Questo avvenne nel 1976, grazie ai contributi del Lions Club e del Ministero, sotto l'allora soprintendente Piero Torriti. Il restauratore Silvestro Castellani ci avrebbe lavorato fino al 1990.
E così giungiamo all'autunno 2004, quando in occasione del contributo messo a disposizione dal Monte dei Paschi di Siena, con i responsabili della Contrada e con il restauratore Luca Bellaccini, ci siamo accinti alla revisione di alcune zone degli affreschi. Ancora una volta, la visione ravvicinata dei dipinti, che è stata possibile solo dopo l'allestimento dei ponteggi, ci ha messo di fronte a una situazione assai compromessa, che ci ha costretto ad affrontare un lavoro più complesso del previsto, dal quale sono scaturiti molti problemi e qualche piacevole novità.
Gli affreschi, oltre ad essere offuscati da polveri superficiali e nerofumo, si presentavano in generale stato di disordine e disomogeneità, in gran parte dovuti all'alterazione dei precedenti restauri, sia quelli ottocenteschi, sia i più recenti. Si è trattato innanzitutto di un buon lavoro di pulitura, con il quale ci si è preoccupati di liberare la superficie da vecchi fissativi, eliminare le ridipinture e rimuovere le stuccature obsolete. Poi si è passati ad eseguire il restauro pittorico a velature, con acquerelli in tutte le zone abrase o sbiadite. Ciò ha permesso di restituire all'insieme un'omogeneità ed un vigore cromatico tali da conferire agli avvenimenti raffigurati un'armoniosa atmosfera di sacralità.
Per ragioni di spazio non è
possibile esaminare i restauri nel loro dettaglio.
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